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Yves Michaud, L’arte allo stato gassoso. Un saggio sull’epoca del trionfo dell’estetica, 2007,147 p., 18 euro
«Oggi il mondo è straordinariamente bello», così esordisce Yves Michaud. Siamo nell’epoca del trionfo dell’estetica: l’arte è diventata un gas, un profumo che si diffonde ovunque e tutta la nostra esistenza è ormai invasa da un’atmosfera estetica. Ma la bellezza non è nelle cose – ci avverte l’autore – bensì nei nostri sguardi. E allora la domanda che dobbiamo porci è: perché guardiamo tutto dal punto di vista estetico? Perché vogliamo che tutto sia bello? Michaud ci fornisce spunti di riflessioni e risposte che riguardano sia lo stato dell’arte, sia l’esistenza dell’uomo contemporaneo.Il XXI secolo è l’epoca dell’adorazione e del culto della bellezza, dove la legge è che tutto deve essere bello; ma è anche l’epoca del paradosso: la bellezza è celebrata in un mondo privo di opere d’arte, se per queste ultime intendiamo quegli oggetti rari che una volta si contemplavano religiosamente nei musei. L’interesse contemporaneo per il design è un sintomo di questo cambiamento di approccio all’arte: il culto dell’opera in sé è morto, mentre l’arte rivive nella cura dell’ambiente, diventando arte da utilizzare e da fruire per rendere piacevole la propria esperienza di vita.In conclusione, di cosa possiamo lamentarci – chiede Michaud – se tutto il mondo è diventato così bello?
Yves Michaud, L’artista e i commissari. Quattro saggi non sull’arte contemporanea, ma su chi si occupa di arte contemporanea, 2008, 15 euro
Il XX secolo ci ha insegnato che l’arte è tutto e niente: continuiamo infatti ad assistere al proliferare di correnti, tendenze ed etichette, alla varietà di oggetti considerati «arte», alle nuove categorie artistiche ed estetiche, che si aggiungono senza tregua a quelle tradizionali, per non parlare del movimento di esplorazione delle culture, che ha allargato le frontiere dell’arte, fino a farle straripare. Di fronte a una tanto cospicua varietà di aspetti è evidente che, prima di riflettere sulle qualità, è necessario capire secondo quali paradigmi identifichiamo le opere d’arte.Oggi la stessa varietà dei discorsi, che giustificano la pluralità e il rapido alternarsi di mode e tendenze, è sintomo del potere che hanno curatori, conservatori, direttori, organizzatori, animatori e ispettori che ci tengono informati sulle ultime novità e che orientano la nostra visione attraverso mostre, acquisti, dichiarazioni, interviste e quant’altro. Dal momento che l’arte ha perso la sua definizione, afferma Michaud, l’esposizione museale sembra l’unica salvezza possibile: il museo infatti conserva un valore di investitura, di riconoscimento, di sacralizzazione e feticizzazione, ma «le contraddizioni nascono quando questo luogo di conservazione diventa luogo di produzione, passando dalla consacrazione alla promozione»… La tesi principale espressa in quest’opera è che se per molto tempo sono stati gli artisti a definire l’arte, oggi questo potere è passato nelle mani del jet-set del mondo dell’arte, ossia di quelle persone che Yves Michaud chiama i «commissari», mentre «gli artisti e le opere sono solo pretesti per far continuare a girare la giostra del mondo dell’arte, un mondo che si stordisce di eventi, scoperte e tattiche comunicazionali», e che si evolve sempre più in direzione della mondanità. In questa edizione L’artista e i commissari si compone dei quattro saggi che costituivano l’opera pubblicata, per la prima volta in Francia, nel 1989 e di un saggio del 2007, “Tendenze”, nel quale l’autore, alla luce delle evoluzioni avvenute negli ultimi anni, commenta e amplia le riflessioni e le analisi elaborate nel 1989.
Yves Michaud, filosofo e membro dell’Institut Universitaire de France, ha diretto dal 1989 al 1996 l’Accademia delle Belle Arti di Parigi e attualmente dirige l’Université de tous les savoirs. Autore di numerose opere di filosofia politica e di estetica, tra cui La Crise de l’art contemporain (1997), Puf 2005, Critères esthétiques et jugement de goût (1999), Hachette Littérature 2005, L’arte allo stato gassoso (2003), Edizioni Idea 2007.
Attilio Scarpellini, L’angelo rovesciato. Quattro saggi sull’11 settembre e la scomparsa della realtà, 2009,152 P., 18 euro
L’11 settembre del 2001 il fotoreporter dell’Ap Richard Drew si ritrova a scattare un’immagine che farà epoca: un uomo cade a picco da una delle Torri Gemelle dopo l’attacco contro il Word Trade Center seguendo una linea perfettamente perpendicolare. Attorno a questa immagine L’angelo rovesciato. Quattro saggi sull’11 settembre e la scomparsa della realtà condensa una riflessione che si muove senza posa tra l’evento e il segno, tra la realtà e la sua mediatizzazione, analizzando i rapporti tra la violenza e il linguaggio e, soprattutto, tra la violenza e l’immagine. Composto da quattro saggi – L’angelo rovesciato, La Maison de Dieu, Immagini che (non) gridano vendetta, More than Reality – il libro ripercorre a ritroso le poetiche del Novecento, soprattutto quelle dell’avanguardia, per esplorare la connessione profonda che lega una politica della distruzione a un’estetica della sparizione. Lungo questo percorso, l’autore riprende alcuni dei temi e degli snodi concettuali che hanno segnato il recente dibattito sulla crisi della contemporaneità: la critica dell’ultimo Baudrillard a un’arte che non si distingue più dal mondo come i media lo presentano, le riflessioni di Paul Virilio sull’alterazione della percezione visiva indotte dalle tecnologie dell’immagine, il tramonto dell’oggettività nelle fotografie di Hiroshima e Nagasaki, le contraddittorie conseguenze di quel processo noto come estetizzazione della vita. Il filo rosso dell’evento, alla fine, si smarrirà nella ricostruzione di un’estetica che, abbandonata completamente l’idea di esperienza, celebra ogni giorno il suo 11 settembre nella forma di un’apocalisse della realtà. In questa prima edizione illustrano le analisi dell’autore le note fotografie di Georges Mérillon, Veglia funebre in Kosovo (vincitrice del Prix World Press Photo, 1990), e di Hocine Zaourar, La Madonne de Bentalha, (vincitrice del Prix World Press Photo, 1997).In copertina la fotografia The falling person di Richard Drew (AP/Wide World Photos).
Attilio Scarpellini, critico di teatro e saggista, è uno dei fondatori dell’Associazione Indipendente di giornalisti Lettera 22 e tra gli animatori della rivista di critica on-line «La differenza», nata all’interno del movimento del Teatro Indipendente. Fa parte della redazione di «Nuovi Argomenti» e scrive di spettacoli sulle pagine de «L’Unità». Dai microfoni di Radio Tre Rai ha condotto per due anni la trasmissione di approfondimento culturale Mattino Tre/Lucifero.
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