Quattro saggi non sull'arte contemporanea, ma su chi si occupa di arte contemporanea
Il XX secolo ci ha insegnato che l’arte è tutto e niente: continuiamo infatti ad assistere al proliferare di correnti, tendenze ed etichette, alla varietà di oggetti considerati «arte», alle nuove categorie artistiche ed estetiche, che si aggiungono senza tregua a quelle tradizionali, per non parlare del movimento di esplorazione delle culture, che ha allargato le frontiere dell’arte, fino a farle straripare. Di fronte a una tanto cospicua varietà di aspetti è evidente che, prima di riflettere sulle qualità, è necessario capire secondo quali paradigmi identifichiamo le opere d’arte.
Oggi la stessa varietà dei discorsi, che giustificano la pluralità e il rapido alternarsi di mode e tendenze, è sintomo del potere che hanno curatori, conservatori, direttori, organizzatori, animatori e ispettori che ci tengono informati sulle ultime novità e che orientano la nostra visione attraverso mostre, acquisti, dichiarazioni, interviste e quant’altro. Dal momento che l’arte ha perso la sua definizione, afferma Michaud, l’esposizione museale sembra l’unica salvezza possibile: il museo infatti conserva un valore di investitura, di riconoscimento, di sacralizzazione e feticizzazione, ma «le contraddizioni nascono quando questo luogo di conservazione diventa luogo di produzione, passando dalla consacrazione alla promozione»…
La tesi principale espressa in quest’opera è che se per molto tempo sono stati gli artisti a definire l’arte, oggi questo potere è passato nelle mani del jet-set del mondo dell’arte, ossia di quelle persone che Yves Michaud chiama i «commissari», mentre «gli artisti e le opere sono solo pretesti per far continuare a girare la giostra del mondo dell’arte, un mondo che si stordisce di eventi, scoperte e tattiche comunicazionali», e che si evolve sempre più in direzione della mondanità.
In questa edizione L’artista e i commissari si compone dei quattro saggi che costituivano l’opera pubblicata, per la prima volta in Francia, nel 1989 e di un saggio del 2007, Tendenze, nel quale l’autore, alla luce delle evoluzioni avvenute negli ultimi anni, commenta e amplia le riflessioni e le analisi elaborate nel 1989.
Yves Michaud, filosofo e membro dell’Institut Universitaire de France, ha diretto dal 1989 al 1996 l’Accademia delle Belle Arti di Parigi e attualmente dirige l’Université de tous les savoirs. Autore di numerose opere di filosofia politica e di estetica, tra cui La Crise de l’art contemporain (1997), Puf 2005, Critères esthétiques et jugement de goût (1999), Hachette Littérature 2005, L’arte allo stato gassoso (2003), Edizioni Idea 2007.
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