Un saggio sull'epoca del trionfo dell'estetica
«Oggi il mondo è straordinariamente bello», così esordisce il filosofo francese, membro dell’Istituto Universitario di Francia e, ormai da anni, teorico dell’arte contemporanea. L’arte allo stato gassoso, saggio del 2003, solo da poco tradotto e pubblicato nel nostro Paese, è stato subito ben accolto da filosofi e critici d’arte italiani. cosa sia l’arte stessa.
Siamo nell’epoca del trionfo dell’estetica, constata Yves Michaud: l’arte è diventata un gas, un profumo che si diffonde ovunque e sembra che tutto il mondo sia immerso in un’atmosfera estetica.
Il XXI secolo è l’epoca dell’adorazione e del culto della bellezza, dove la legge è che tutto deve essere bello; ma è anche l’epoca del paradosso: la bellezza è celebrata in un mondo privo di opere d’arte. Crolla il regime delle opere che si contemplavano religiosamente nei musei e al loro posto trionfano le esperienze, perché quello che conta è l’effetto artistico non l’opera. L’arte, infatti, non può più essere definita solo a partire dall’artista o dallo spettatore, ma dal gioco tra i due attori: si afferma un regime dell’interattività, dove lo spettatore è sempre più spesso invitato a partecipare.
Ci troviamo al cospetto di un’estetica non oggettiva, ci fa osservare il filosofo francese: non avviene più una trasmissione di idee, ma di esperienze, di modi di sentire e di emozioni. Fino agli anni Ottanta il regime dell’arte era caratterizzato dal feticismo delle opere, dalle posizioni avanguardiste degli artisti e dalle ricerche formali. Tutto questo nell’epoca contemporanea è stato sostituito dall’edonismo, dal piacere dello spettacolo e dal trionfo delle emozioni. L’arte non è morta, ma è morta una certa forma d’arte.
La nostra è anche l’epoca del multiculturalismo che nell’arte si manifesta con una proliferazione di forme e di esperienze, le quali costituiscono un campo dell’esperienza dell’arte inevitabilmente privo di coerenza e di organizzazione. Di fronte a questa pluralità di esperienze, quali possono essere le condizioni del giudizio estetico? Yves Michaud individua una strada nelle somiglianze di famiglia wittgensteiniane che permettono di distinguere famiglie di esperienze. Il filosofo francese cerca, infatti, da diversi anni di pensare la pluralità delle esperienze artistiche in maniera organizzata. In questo saggio concentra tutti i suoi precedenti studi sul mondo dell’arte contemporanea: preliminarmente lo descrive come farebbe un etnografo, procede poi con la genealogia delle nuove arti a partire dai ready-made di Duchamp, analizza le conseguenze che il nuovo regime dell’arte ha sulla riflessione estetica, e infine individua i bisogni umani che questo tipo di arte soddisfa.
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