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Narrativa

Manfredo Kempff, Margarita Hesse, 2008, p. 216, 9 euro


Margarita Hesse, secondo romanzo del boliviano Manfredo Kempff Suarez, per la prima volta tradotto in Italia, narra la parabola di Tomas del Riego, politico affermato che scivola nel baratro dell'infamia e della solitudine per colpa di una donna. Margarita è la sua amante, una donna divisa tra l'amore per il suo Tomas e la voglia di potere. La presunta pazzia e le rivelazioni di Margarita portano alla rovina del governo e dei suoi ministri, finché non diventerà lei la protagonista della nuova scena politica.
Una trama coinvolgente, raccontata in uno stile scorrevole e un personaggio memorabile come Margarita Hesse, una donna che, grazie alla sua presunta pazzia, emerge da un ambiente maschilista, conservatore e ipocrita…
Margarita Hesse con i suoi particolari risvolti psicologici e politici, ha consacrato le qualità letterarie e creative dell’autore.


Manfredo Kempff Suarez è nato a Santa Cruz de la Sierra (Bolivia) nel 1945. Diplomatico, giornalista, si è ormai affermato come scrittore di successo, molto apprezzato dal popolo latinoamericano e spagnolo. Tra i vari incarichi diplomatici all’estero, è stato ambasciatore della Bolivia in Spagna, Argentina e Uruguay. Ha ricoperto inoltre importanti ruoli governativi, tra cui vice ministro degli Esteri e ministro dell’Informazione nel suo paese. Attualmente è membro dell’Accademia Boliviana della Lingua e corrispondente dell’Accademia Reale Spagnola.


Louis Guillaume, La notte parla, 2007, 6 euro

Con tre parole, Louis Guillaume ci colma di fantasticherie», scriveva Gaston Bachelard.
La notte di Louis Guillaume ci «parla», perché è la notte dei racconti e dei loro misteri, dei tedeschi romantici, della via lattea, della foresta dove realtà e fantasia si confondono…

Per esprimere esperienze incerte, al limite tra l’onirico e il reale, Louis Guillaume sperimenta e perfeziona lo strumento del poema in prosa, che egli stesso definisce come un genere che ben si adatta alla veggenza e alla esplorazione dei sogni, e che getta un ponte tra «simbolismo e surrealismo».
La notte parla è il frutto di questi studi: una raccolta di poemi in prosa, che nel 1961 ottenne a Rodez il premio Antonin Artaud.

L’opera risulta molto interessante da un punto di vista stilistico, come ricerca di nuove forme espressive che diano sempre più spazio all’immaginazione e all’onirico.
Come un incantatore, Louis Guillaume ammalia il lettore con le sue «immagini notturne» e lo trasporta dolcemente verso un mondo fatto di magia.

In questa edizione La notte parla è magistralmente introdotta da Jean-Yves Debreuille, docente di letteratura nell’Università di Lione.
 

Louis Guillaume

Poeta venuto dal mare, Louis Guillaume ha donato alla letteratura francese una delle voci più intime, sempre alla ricerca del senso nascosto delle cose, filtrate dall’esperienza onirica.
Profondamente segnato dalla lettura di Bachelard e Albert Béguin, ammiratore di Milosz e amico di Max Jacob, è considerato in Francia uno dei padri della poesia in prosa. La sua opera si rivela pienamente con Plein absence, 1947, Ecrit de Babylone, 1950, Noir comme la mer, 1951, Chaumière, 1951, Etrange Forêt, 1953, La Feuille et l’épine, 1956.

Carmine Piccolo, Un ragazzo qualunque, 2009, 9 euro

Un ragazzo qualunque è una «discesa agli Inferi» del protagonista, il «cahier des doléances di un giovane che leva al mondo la sua voce di protesta», come scrive Don Antonio Mazzi, il noto sacerdote, dottore in Filosofia e pedagogista.

Strutturato in una forma diaristica che ricorda i romanzi epistolari del XVIII e XIX secolo – che spesso si chiudono con il suicidio del protagonista – e alternando flash back dell’infanzia alla triste e difficile quotidianità, questo romanzo racconta, come lo stesso titolo lascia intendere, la storia di un ragazzo qualunque, di cui riusciamo a condividere tutti i pensieri, le disillusioni, ma anche il desiderio incontrollabile di cedere alle lusinghe delle speranze e dei sogni. È un testo denso di umanità e di crudo realismo, tanto da aver suscitato l’interesse del già menzionato Don Antonio Mazzi, il quale, nella Prefazione al romanzo, scrive:

«Breve romanzo di formazione, Un ragazzo qualunque sembra alludere fin dal titolo alla storia di un giovane disilluso che non ha niente di eroico da proporci. Anzi, egli è impegnato a descrivere un’esistenza fatta delle cose di sempre: lavoro, famiglia, affetti. Eppure, interviene l’irreparabile a spezzare il ritmo impresso alle cose. Il licenziamento dal giornale comunicato freddamente, la scoperta di essere figlio adottivo, la perdita della donna lungamente amata sono altrettanti “episodi” ai quali fa da contrappunto l’epifania di una giovane donna che egli non riesce a “fermare”, la vana ricerca dei suoi veri genitori, la richiesta del lavoro senza risposta. Tutto sembra sfuggirgli di mano.
[…] Insomma, l’oscillazione continua nel tessuto narrativo tra illusione e disincanto non dispiace: non bisogna pensare che sia un errore morale l’indugio sulla disperazione del personaggio. È, questo, un modo per contribuire alla conoscenza del negativo che è in noi e nella nostra società. Il punto di osservazione è quello di un giovane che patisce torti e sperimenta la crudeltà di un destino personale che sembra accanirsi contro di lui».

Carmine Piccolo è nato a Caserta nel 1972. Un ragazzo qualunque è la sua prima opera edita.

Jean-Luc Coudray, Il signor curato, 2007, 6 euro

In tutti i suoi racconti Jean-Luc Coudray ha dimostrato le sue eccezionali doti di narratore e creatore di personaggi, autore di novelle e racconti umoristici, dove l’ironia sfocia nella poesia e nella filosofia.
Qui il protagonista assoluto è un curato. Coudray ci guida nel suo mondo, nelle sue riflessioni solitarie e nei suoi divertenti battibecchi con il diocesano, e ci fa partecipi della sua visione di Dio e della fede che straripa nel mondo fisico e carnale, al di fuori dei dogmi ecclesiastici che rappresentano solo la negazione di Dio. Per il curato le chiese sono «scalafandri di pietra» dove il pellegrino si rifugia senza sapere che Dio è fuori, nella gioia della natura. «La chiesa era un oggetto strano», diceva il curato. «Per incontrare Dio, creava una cassa di isolamento sensoriale».
Grazie alla sua eccezionale dialettica il curato riesce sempre a giustificarsi al cospetto delle accuse del diocesano, come riesce sempre a trarre gioia e profitto dalle conseguenze delle sue azioni. È convinto che «la peggior tentazione per un timorato di Dio non è la golosità, né tanto meno il sesso, ma la disperazione». Spesso capitava che, vittima di consistenti digestioni, prolungasse il riposino, mentre i fedeli aspettavano l’apertura della chiesa. Quando ormai l’ora della messa era passata, tutti erano trionfanti perché il curato era caduto in errore. Alcuni rendevano migliore la propria anima con il perdono e tutti approfittavano della situazione. «Traendo beneficio dal mio errore mi sollevate», li ringraziava il curato. 
Un giorno Lucifero, tra un impegno infernale e l’altro, e dopo aver scovato gli intrighi del curato, gli si presentò nelle sue classiche sembianze, con il corpo per metà umano e per metà caprino, e molto cortesemente gli chiese di scambiare due chiacchiere…


Jean-Luc Coudray, Il professor Bouc, 2008, 6 euro

Da quando lavorava da solo, il professor Bouc si era messo in testa di riscoprire ogni cosa da zero, servendosi unicamente di strumenti rudimentali.
Di settimana in settimana, il professore copiava su quadernetti i suoi progressi quotidiani puerili e inquietanti.
Era alquanto strano, ad esempio, scoprire che il professor Bouc aveva reinventato la calcolatrice meccanica di Pascal per prevedere le eclissi solari.
Ma nessuno si aspettava di vederlo in giro, col cannocchiale in spalla, sulla sua ultima reinvenzione, una vecchia bicicletta d’epoca con i cerchioni di legno, appositamente studiati per spostamenti più rapidi.
«Troppo facile» borbottava la gente.
«Non inventa niente di nuovo».
Eppure, chino sulle sue scartoffie, il professor Bouc aveva l’aria di chi sa il fatto suo, e riuscì a trovare per tentativi il principio del motore a vapore, secondo il quale costruì un autoveicolo che raggiungeva i trenta kilometri orari, con grande dispendio di combustibile.
Tutte queste invenzioni gli aguzzarono l’ingegno, lo avvicinarono alla filosofia e lo indussero a definire il metodo del dubbio sistematico, l’abbiccì di una mente scientifica.
Il professor Bouc tendeva a un crescente isolamento dal mondo moderno.
Ma cominciò a risvegliare l’interesse dei più quando inventò l’antenato del razzo, oggetto che, per l’appunto, non aveva antenato.

Nato a Bordeaux nel 1960, Jean-Luc Coudray è autore di novelle, testi umoristici, disegni e soggetti di fumetti.  In Italia ha già pubblicato la Guida filosofica del denaro, Città aperta edizioni 2003 e Il signor curato, Edizioni Idea 2007.

 

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