Edizioni Idea
Home arrow Rassegna stampa


LOGIN
Entra|| Registrati

Password dimenticata?
Home
Contatti
Area studenti
Catalogo
Rassegna stampa
Librerie
Eventi
Links
Modalità di pagamento
Shop on line
Listino completo
In evidenza
hiart.jpgInsegnare l'arte? su HiArt
Libri Consigliati
Senza tacchi a spillo. To fly away
Senza tacchi a spillo. To fly away

Carrello acquisti
Il carrello è vuoto.
Cerca in altri cataloghi
Senza tacchi a spillo

Senza tacchi a spillo. Scritti di viaggi e di amicizia di Daniela Allocco

11 novembre 2011
 

“Senza tacchi a spillo” (Edizioni Idea 2011), autrici cinque amiche che dopo dieci anni di viaggi e di amicizia, hanno deciso di raccontare attraverso appunti, foto, aneddoti e pensieri, le loro vacanze con uno stile leggero, divertente e molto ironico. I loro viaggi in questi ultimi anni sono riportati sempre con entusiasmo e allegria, passando da Lisbona a Madrid, da Dublino a Napoli,  ogni città che hanno visitato ha lasciato loro dei ricordi e dei pensieri che vengono raccontati in modo molto confidenziale.


Ciò che ne viene fuori non è una guida, ma un libro da leggere e da gustare fatto di colori e di profumi. Tocco molto divertente ogni capitolo include una ricetta della città visitate.

Una delle autrici Daniela ha risposto per noi a qualche breve domanda.

Leggi tutto... [Senza tacchi a spillo]
 
Insegnare L'arte? su HiArt

Una riflessione particolare sull'insegnamento artistico è auspicabile all'interno delle istituzione AFAM. Le facoltà universitarie hanno già istituito insegnamenti e specializzazioni che vanno al di là della originaria impostazione storicistica (l'arte come storia dell'arte) e i musei sono diventati essi stessi mezzi di comunicazione di massa se non addirittura opere d'arte. L'arte dunque non si può definire esclusivamente in termini di storia e di conservazione.

jpg Leggi tutto l'articolo su HiArt

 

 
Da "L'Indice": Wim Veen e Ben Vrakking, "Homo Zappiens"

Recensione di Giuseppe O. Longo 

Siamo entrati nell'era digitale ed è nata una generazione di giovani che, formatisi sulle nuove tecnologie - computer, videogiochi, telefonini, internet - , le usano con grande disinvoltura e insieme con profonda indifferenza per i loro meccanismi profondi, attenti solo al loro utilizzo opportunistico. Gli autori considerano questa generazione, che chiamano Homo Zappiens (HZ), catalizzatrice e protagonista di cambiamenti essenziali nel nostro modo di vedere il mondo, di comunicare e di apprendere. In particolare, gli HZ indurranno una profonda metamorfosi nella scuola, che sarà obbligata a rinnovarsi e ad abbandonare la struttura tradizionale per la robusta concorrenza di Internet, protagonista di un incremento impressionante (e accattivante) dei flussi d'informazione, che per la vecchia generazione è un sovraccarico, ma che per HZ è un ricco giacimento nel quale reperire i dati di volta in volta utili.
Il libro affronta due temi: la descrizione di HZ e le proposte relative alla scuola adatta a HZ. I giovani nati e cresciuti all'ombra delle tecnologie mentali sono abilissimi nel gestire il flusso di informazioni che circola nei nuovi media, nell'intrecciare le comunicazioni faccia a faccia con quelle virtuali e nell'interagire con i loro interlocutori connessi in rete per risolvere in modo cooperativo i loro problemi. Infatti HZ apprende esplorando e giocando, cioè trasferendo le tecniche dei videogiochi a problemi di varia natura e impadronendosi di conoscenze che non fanno più parte di un canone scolastico fisso ma sono negoziabili e mutevoli a seconda del contesto e delle circostanze. Secondo Veen e Vrakking, questa capacità di apprendimento flessibile sarà utilissima a HZ nella società della conoscenza “liquida” che si profila, caratterizzata da indeterminatezza e instabilità, dall'apprendimento continuo e dalla necessità di imparare e disimparare rapidamente.

Leggi tutto... [Da "L'Indice": Wim Veen e Ben Vrakking, "Homo Zappiens"]
 
Espoarte, ottobre-novembre 2009

espoarte.jpg

 
IL SILENZIO DELL'ARTE DI GRAZIANO GRAZIANI, "CARTA", 23/29 OTTOBRE 2009

Attilio Scarpellini, L’angelo rovesciato, Edizioni Idea

Quattro saggi per indagare quel che resta dell'arte al tempo dell'iperrealismo dello spettacolo, del passaggio dalla realtà ai reality, che rendono impossibile pensare il mondo o pensare un mondo diverso da quello in cui siamo immersi.


Un coro di polemiche seguì la famosa affermazione di Stockhausen che definiva l’11 settembre «la più grandiosa opera d’arte mai realizzata». Eppure, al di là del suo cinismo, la frase del celebre compositore centrava l’intricato (e incestuoso) rapporto che la realtà ha da tempo intrecciato con la sua immagine mediatica e con l’arte. Un rapporto che, ormai sfuggito dalla sfera della pura rappresentazione, ha finito per intaccare il reale nella sua stessa attestazione di esistenza.
Il crollo delle Twin Towers, nella sua spettacolarità, non faceva altro che ricordarcelo, e un coro d’artisti e critici (in Italia Vittorio Sgarbi) ha sottolineato come quella sequenza di immagini, riprodotta ossessivamente sulle nostre tv, ha da tempo trasceso la dimensione di documento per assurgere a quella di immaginario. Non è un caso allora se un critico teatrale e letterario come Attilio Scarpellini abbia incentrato la sua riflessione sulla «scomparsa della realtà» proprio attorno all’11 settembre.
L’angelo rovesciato [edizioni Idea, 152 pagine, 18 euro] raccoglie quattro saggi i cui spunti risalgono ad alcuni articoli apparsi su varie riviste tra il 2003 e il 2008 – tra queste, il mensile Carta Etc. Quattro angolazioni che disegnano mirabilmente un’unica spirale lungo la quale l’immagine si sostituisce alla realtà, in un moderno processo di reificazione (la sua forma finale, sottolinea Scarpellini citando Debord) che è «più reale del reale» – «More than reality» si intitola appunto l’ultimo dei saggi – proprio mentre della realtà celebra la sua scomparsa.

Cosa c’entra l’arte? C’entra eccome (non a caso il titolo del saggio si riferisce a un’opera d’arte, la serie di statue iperrealiste dell’artista Duane Hanson). Perché nei paradossi che l’arte si trova ad affrontare è possibile leggere con chiarezza i meccanismi della società del «controllo continuo e comunicazione istantanea» (Deleuze), dove il paradigma del Grande Fratello non è più (o non solo) quello della distopia orwelliana, quanto piuttosto – osserva acutamente Scarpellini – l’introiezione giocosa di una società basata sulla segregazione e l’esclusione. Il gioco, forma primaria di apprendimento, è (per converso?) anche uno degli orizzonti dell’arte performativa, così come il paradosso lo è di quella figurativa.
«Il reality tende alla realtà della vita come l’arte iperrealista tende a quella dell’oggetto o della figura: inficiandola per allucinazione fino a rendere indecidibile ogni suo rapporto con la verità», scrive Scarpellini – ed è intuitivo come questo paradigma, applicato alla politica del privato che si fa pubblico, renda il concetto di verità un cimelio obsoleto del dibattito pubblico. E l’arte, che un tempo deteneva il monopolio delle immagini, oggi si trova a rincorrere il reale, incapace di rispondere alle (assai più ficcanti) provocazioni lanciate dalla realtà – come ha osservato il regista Fabrizio Arcuri.
Cosa resta della provocazione e dell’iconoclastia, parole d’ordine delle avanguardie del Novecento? In molti casi gli odierni alfieri dell’arte maudi oscillano tra uno spuntato radicalismo da salotto e una sagacia di stampo decisamente pubblicitario. Lo ha notato il critico e artista Gregorio Botta, nel suo isolato attacco al Futurismo di ritorno (che, guarda un po’, si verifica giusto durante il centenario dell’unica avanguardia italiana, a ribadire la profonda inclinazione «museale» dell’intellighenzia di casa nostra).
D’altronde, osserva Scarpellini con Baudrillard, questa funzione dell’arte ci parlava del mondo fino a quando l’arte è stata «una sorta di alternativa drammatica alla realtà. Ma che cosa può significare l’arte in un mondo già iperrealista, cool, trasparente, pubblicitario?». Certamente assai poco. Al massimo può continuare con il suo gioco degli equivoci, esemplificato dalla divertente storiella di Žižek, dove il filosofo sloveno scambia i lavori della metro di Berlino per un’imponente istallazione postmoderna. Di cosa ci parla questo gioco di specchi ripetuto all’infinito, fino a perdere cognizione dell’oggetto reale che produce la catena delle immagini? Probabilmente di nulla, se non dell’estrema difficoltà con cui l’arte prosegue il suo discorso sul mondo, mescolandosi ai meccanismi che vorrebbe criticare, e svelando così – dice Scarpellini con Žižek – una «paradossale identità degli opposti». Un’impasse che a suo tempo Scarpellini ha decriptato lucidamente comparando il discorso sulla realtà e la tv fatta da Andrea Casentino, anti-narratore che utilizza i semplici e poveri mezzi del teatro, con quello iperbolico e tecnologico del Big Art Group di New York, dove l’esposizione della realtà criticata diventa indistinguibile da una sostanziale adesione estetica ad essa.
Botta stigmatizza questa impasse «da pensiero debole» ricordando come le avanguardie siano nate assieme alle grandi utopie, quando ancora «si osava pensare il mondo». La più folgorante esposizione di questo atteggiamento, nota Scarpellini, la si può ritrovare nel pensiero di Artaud, dove emerge l’idea che «l’arte debba confrontarsi con le forze illimitate che stanno per sconvolgere il mondo e ricreare la storia». Ma se, osserva Botta, dopo che il sogno delle utopie si è trasformato nell’incubo dei totalitarismi nessuno ha può avuto il coraggio di pensare la realtà, Scarpellini si spinge oltre indicando come gli effetti di questa paura abbiano spinto un pezzo del mondo dell’arte ad essere «alleato dei propri becchini» – secondo una lucida definizione che dà Kundera del postmodernismo – divenendo il maestro di cerimonie della scomparsa della realtà. Una scomparsa a cui non fa seguito alcuna trasformazione.
Il cerchio del ragionamento si chiude a ritroso, nel primo (anche cronologicamente) dei saggi, quello che dà il titolo al volume, dove Scarpellini traccia il rapporto tra arte, società e morte. La società dello spettacolo elude la morte, occultandola sotto il tappeto dell’edonismo. Il vero scandalo del terrorismo, allora, è quello di far tornare con prepotenza il disastro nello spettro delle possibilità.
Ma il suo «realismo mediatico», il suo essere pensato appositamente per fare colpo in tv, rende la sua rappresentazione immediatamente seduttiva. Ma non avviene altrettanto con la sua rappresentazione artistica: è esemplare, da questo punto di vista, la messa in scena della strage al teatro Dubrovka fatta dalla Fura dels Baus e citatata da Scarpellini, dove nessuno spettatore si scomponeva più di tanto, perché quelle scene non erano paragonabili a quelle che ci hanno tenuti con il naso incollati allo schermo. Un tempo, con la sua distanza dall’oggetto, la rappresentazione artistica garantiva la gusta posizione per pensarlo. Oggi, che l’arte insegue inutilmente la rappresentazione mediatica nella sua ossessione di vicinanza, di totalità, di «full experience», questa sua capacità si annulla. E l’arte, un tempo forse l’unico possibile discorso «laico» sulla morte e il senso della vita, ammutolisce.
Oppure, come osserva Scarpellini, «l’arte sposa il terrore, o se ne appropria, per annullarsi in esso». L’11 settembre 2001, vero fischio d’inizio del XXI secolo, ne è la sintesi più completa, con il suo corredo di simboli e dietrologie, evento catastrofico e artistico (?) dove «la crudele strizzata d’occhio che l’iconoclasta rivolge all’iconolatra, il terrorista alla società dello spettacolo, [è] l’unico complotto degno di essere registrato».

 

Leggi tutto... [IL SILENZIO DELL'ARTE DI GRAZIANO GRAZIANI, "CARTA", 23/29 OTTOBRE 2009]
 
L'angelo rovesciato, un pugno alla critica, "Altri", 25 0ttobre 2009

di Katia Ippaso

Le immagini si schiantano nel proprio vortice: esplosioni, fiamme, corpi che seducono e corpi che cadono, senza attrito: sacrifici estetici, che saturano la vista e fanno scivolare nelle vene una droga visiva capace di uccidere lentamente. Il condannato (lo spettatore) ne chiede ancora e ancora. A tutti piace vedere la morte bella, e nessuno pensa che sta fissando la propria. Perché l'uomo che precipita dalle Twin Towers con le gambe ad angolo non è vero, le fiamme non sono vere, e neanche gli aerei.

Il montaggio delle attrazioni non ha fine e invece di perpetuare "la guerra con altri mezzi" si riproduce solo "lo spettacolo con altri mezzi". Le emozioni si ibernano, il ritmo è tutto, e chi se ne frega degli altri: gli altri non sono che figurine di un cielo iper-sonorizzato che dispensa morfina colorata. Una pletora di esteti nichilisti maniaci pazzi e incoscienti grida al capolavoro (Stockhausen parlò di «perfetta esecuzione» il giorno dopo la caduta delle Torri): alla fine, non c'è guerra né realtà, ma solo sguardo accecato. Il libro di Attilio Scarpellini, saggista e critico teatrale, L'angelo rovesciato - quattro saggi sull'11 settembre e la scomparsa della realtà (Edizioni Idea, euro 18), si pone con lucidità e pìetas un problema ineludibile - la sparizione della realtà, appunto - che forse proprio in quanto ineludibile viene eluso da tutti: non una parola da parte dei grandi giornali (e neanche dei piccoli), non un cenno dai colleghi. E allora noi ci chiediamo: di che cosa si occupa in Italia la critica, quali eterni favori è intenta a scambiarsi, da quanto tempo non cerca per conto suo anche tra le case editrici piccole un guizzo, un'infrazione alla norma, un pensiero costruttivo che non flirti con il girotondo dissanguato delle immagini e delle parole isomorfe alle immagini?

 

Leggi tutto... [L'angelo rovesciato, un pugno alla critica, "Altri", 25 0ttobre 2009]
 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 Pross. > Fine >>

Risultati 1 - 6 di 20

Social Bookmark
Add to: Mr. Wong Add to: Webnews Add to: Icio Add to: Oneview Add to:  FAV!T Social Bookmarking Add to: Favoriten.de Add to: Seekxl Add to: Social Bookmark Portal Add to: BoniTrust Add to: Power-Oldie Add to: Bookmarks.cc Add to: Newskick Add to: Newsider Add to: Linksilo Add to: Readster Add to: Yigg Add to: Linkarena Add to: Digg Add to: Del.icoi.us Add to: Reddit Add to: Simpy Add to: StumbleUpon Add to: Slashdot Add to: Netscape Add to: Furl Add to: Yahoo Add to: Blogmarks Add to: Diigo Add to: Technorati Add to: Newsvine Add to: Blinkbits Add to: Ma.Gnolia Add to: Smarking Add to: Netvouz Add to: Folkd Add to: Spurl Add to: Google Add to: Blinklist Information
Social Bookmarking

Copyright © 2007-2010 Edizioni Idea - P.IVA 00224638882 - Tutti i diritti riservati. - Supporto e sviluppo Creazioni WEB Michele Rocco