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Libri Consigliati |
Manfredo Kempff Suarez - Margarita Hesse

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Eventi |
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ALL'INTERNO DEL COMBAT 2010PRIZE (Livorno)
SUPER-VISIONI
Sabato 8 maggio, ore 16-17.30
“Insegnare l’arte?”: incontro con il curatore e critico d’arte Alessandro Romanini, l’artista Omar Galliani e il direttore dell’Accademia di Belle Arti di Carrara, Marco Baudinelli.
Sabato 15 maggio, ore 17-18
“Dinamiche del Sistema Arte rispetto alla realtà”: incontro con il critico d’arte e giornalista Attilio Scarpellini, fondatore di Lettera 22 e autore del libro L'angelo rovesciato. Quattro saggi sull'11 settembre e la scomparsa della realtà (Edizioni Idea).
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L’artista e i commissari: Un
libro dedicato agli “addetti ai lavori”, di Stefano Taddei,«
Arte e critica», n. 58, marzo-maggio 2009.
Nella nostra realtà pare che l’arte
stia assumendo sempre più importanza. È lampante il fatto che
musei, gallerie e istituzioni culturali varie veicolino ormai
proposte per un sempre maggior numero di visitatori. È però
altrettanto innegabile come gli artisti e le loro opere siano in mano
ad addetti ai lavori che tentano sovente un profondo appiattimento
delle ricerche più rilevanti. Yves Michaud con questi scritti del
1989 – ora tradotti in italiano e accompagnati da una postfazione
del 2007 – si scagliò contro tale deriva. […] È fuori dubbio
come, anche in Italia, certi operatori d’arte abbiano assunto un
potere enorme rispetto agli artisti e imbastiscano continuamente
mostre, riunendo pratiche disperate, dietro ad una parvenza d’idea
che non viene assolutamente sviscerata. Questo sta a testimoniare la
caratteristica d’intrattenimento che sta assumendo la pratica
espositiva, sempre meno legata ad una sua peculiarità e sempre più
inserita nel flusso senza senso della contemporaneità…
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Carmine Piccolo, Un ragazzo qualunque
La vita di Luca procede serena tra la redazione del giornale per cui lavora, qualche visita in famiglia e ogni tanto una serata con amici o colleghi. Poi, all'improvviso, qualcosa rompe gli equilibri: Luca viene licenziato. Comincia così quella che nella prefazione don Mazzi chiama "discesa agli Inferi". A metà tra diario e romanzo epistolare, il racconto si divide in due parti: nella prima, si alternano episodi dell'infanzia e della vita da adulto di Luca; nella seconda, rivolgendosi a un amico, il ragazzo racconta il proprio dolore e le proprie disillusioni nei confronti della società e della vita. E' sul punto di farla finita, quando incontra qualcuno...
Laura La Pietra
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Da “L’Indice” di ottobre
Manfredo Kempff, San Diablo di Silvio Mignano
In Bolivia, terra di altipiani sconfinati e di cordigliere che superano i seimila metri, si aprono savane afose e squarci di foresta tropicale, dove piante dalle foglie larghe stillano gocce di linfa o di rugiada come il sudore che imperla i corpi di persone e animali. È la Bolivia di cui pochi conoscono l'esistenza, la metà e oltre del territorio del paese sudamericano che giace quasi al livello del mare, tra l'Amazzonia e le pianure del Chaco. Santa Cruz de la Sierra ne è il cuore: piccolo villaggio fondato dai gesuiti pochi anni dopo la conquista, per secoli immobile nelle sue limitate dimensioni di centro di allevamento del bestiame e rifugio di esiliati di ogni sorta, poi esploso negli ultimi decenni fino a diventare la città più grande della Bolivia, con quasi due milioni di abitanti che ne affollano le strade perlopiù ancora di terra battuta, tra casupole che crescono dall'oggi al domani, fatte di assi di legno, di pareti di lamiera, di tetti di zinco, tra un albero di mango e una pattuglia di maiali al pascolo.
Di questa Bolivia è cantore ineguagliato Manfredo Kempff, uomo politico, ex ministro, scrittore fecondo e appassionato: dalla sua tastiera nascono personaggi leggendari, plasmati nell'argilla grassa della terra tropicale, lanciati a folle velocità in avventure dissacranti o piantati in mezzo a una strada, immobili come statue che si lasciano scorrere addosso gli eventi, precipitosi come la pioggia di queste latitudini, che più che irrigare i campi dilava via l'anima.
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Leggi tutto... ["San Diablo" di Silvio Mignano, "L'Indice"]
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San Diablo (edizioni Idea,
288 p.p., euro 8,50) è un libro di confine, quello che separa verismo
da realismo magico. Manfredo Kempff Suarez, tradotto da Antonio
Vigilante, intesse un intreccio a mosaico, un patchwork di situazioni,
personaggi, ricordi, analessi e sottotrame per mettere in scena la sua
terra. Il punto di partenza è Santa Cruz, oggi capitale economica della
Bolivia, ma ai tempi della narrazione - tra gli anni ‘30 e ‘40 -
soltanto un villaggio. Luciano Salvatierra è un perditempo, cinico,
erotomane, rissoso, alcolizzato e inguaribile fedifrago. Un uomo mosso
unicamente dalla passione, che si crogiola nella sua spavalderia e
nelle notti brave di Santa Cruz. Da giovane si arruola, in cerca di
avventura, e parte per la Guerra del Chaco,
si offre immediatamente volontario per guidare un manipolo di uomini in
un’incursione e viene colpito dalle truppe paraguaiane al petto senza
poter sparare nemmeno un colpo. Tornato a casa “da eroe” si invaghisce
per capriccio di Juana, la sua futura moglie, che conquisterà tra
risse, violenze e uccisioni con la famiglia di lei. Ben presto si
stanca e salta da un letto all’altro, di bordello in bordello, di
bettola in bettola, facendo furore tra le signore con il suo carisma e
l’incredibile voce con cui canta fino a strappare le lacrime. In
parallelo assistiamo alla storia di Osvaldo Bazan, il migliore amico di
Luciano, la sua controparte. Timido, dall’aspetto orribile, con le
orecchie enormi e pelose e un cranio afflitto da una tremenda calvizie,
tanto che in giro si dice sia figlio di un vampiro. Osvaldo detto
Orejon, mantiene sempre un profilo basso, evita con tutti i mezzi di
partire per il Chaco, cambia partito politico come cambia papillon e
vive con la vecchia madre, donna Zoraida. Una terribile tragedia si è
abbattuta sulla famiglia Bazan, tutte le sorelle di Osvaldo sono morte
adolescenti in circostanze misteriose. La disperazione porta donna
Zoraida e il marito, che passerà a miglior vita poco dopo, a una scelta
macabra e delirante, mentre Orejon cerca di rifarsi una vita con la
bellissima e sfortunata Lucrecia che lo sposerà controvoglia dopo una
serie di amori falliti e che si innamorerà perdutamente di lui durante
la luna di miele per una caratteristica, che come cantava De André è la
meno apparente, fra tutte le virtù la più indecente.
La vita a Santa Cruz prosegue, ma donna Zoraida e Luciano dovranno fare
i conti con le loro colpe, la prima perderà il senno combattendo con la
Parca, che le fa visita incessantemente fino a portarsela via, il
secondo con il diavolo in persona. Kempff riesce alla perfezione a
intersecare realtà e allegoria restano sempre in bilico tra realtà e
sogno. Se quella di Zoraida e di Luciano siano rispettivamente demenza
senile e delirium tremens o se davvero lottino contro la morte e il
maligno non ha importanza. L’affresco è perfetto e il confine
affascinante. San Diablo è un libro di atmosfera e di personaggi, con
un fascino esotico d’altri tempi, una scrittura serrata, un caldo
erotismo tropicale e una vena ironica. Le edizioni Idea lo avevano già
proposto al pubblico italiano con l’ottimo “Margarita Hesse”,
l’anno scorso, mentre in Sudamerica Kempff pubblica per il colosso
Alfaguara. Un autore da tenere sott’occhio e da posare sullo scaffale
accanto a Marquez, Soriano, Quiroga, Cortazar, Allende e Vargas Llosa.
Panorama.it - Libri - 21.05.09
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Gabriele Carchella
Venerdi' 26 Giugno 2009
Un uomo vittima dei suoi vizi e del suo machismo. Una famiglia allargata, in cui la moglie sopporta con pazienza infinita le infedeltà del marito. Luciano Salvatierra è il protagonista di “San Diablo”, terza fatica di Manfredo Kempff, autore boliviano approdato alla scrittura dopo una lunga carriera di diplomatico e giornalista. Pubblicato nel 2000 in Argentina, il romanzo arriva in Italia grazie all'editore Idea. Kempff attinge a piene mani dalla tradizione della letteratura latinoamericana e del realismo magico. Lo sfondo è un piccolo villaggio, Santa Cruz de La Sierra. Un centro ai margini dell’Amazzonia, destinato a diventare la capitale economica del paese e il fulcro del separatismo boliviano. E’ qui che vive la famiglia di Luciano Salvatierra, anti-eroe sempre alla ricerca del piacere e di amori fugaci. La saga familiare dei Salvatierra si snoda in capitoli brevi, che danno ritmo e circolarità al racconto.
Sposato sin da giovane età con Juana, Luciano conduce una vita sregolata. Quando - durante la guerra del Chaco tra Bolivia e Paraguay - cerca di compiere un’impresa memorabile, non riesce neanche a esplodere un colpo. Una pallottola gli trafigge il petto e lo mette subito fuori combattimento. Luciano non potrà raccontare niente di epico una volta a casa. La sua vita continuerà a scorrere come prima, in compagnia di pochi amici. Primo fra tutti Osvaldo Bazan, detto Orejòn per le sue grandi orecchie e la straordinaria bruttezza. Osvaldo è una sorta di alter ego di Luciano. Dalla vita cerca stabilità sentimentale e tenta a tutti i costi di costruirsi una famiglia. Alla fine riesce a sposasi, anche se il figlio che aspetta la moglie non è suo. I due amici sono perseguitati dai fantasmi familiari e personali. Donna Zoraida, mamma di Orejòn, non riesce a separarsi dalle figlie scomparse prematuramente e incontra di frequente una minacciosa Parca con cui lotta strenuamente. Fino alla battaglia finale da cui uscirà senza vita. La convivenza con la madre rischia di mandare a rotoli il matrimonio di Osvaldo e Lucrecia, conquistata dopo molte fatiche e decisi rifiuti. Luciano è invece ossessionato da una figura diabolica, che gli toglie il sonno e lo spingerà a rivolgersi a un gesuita esperto di possessioni maligne. Il diavolo che lo perseguita incarna il senso di colpa che nasce da un’altra ossessione. Quella per le morbide curve della figlioccia Anita, spiata nel segreto di un buio sgabuzzino quando si sveste prima di dormire. “San Diablo” è un romanzo più ambizioso del precedente “Margarita Hesse”, in cui Kempff rifletteva sulle dinamiche del potere. Il tentativo di dipingere una lunga saga familiare, alternando il grottesco e il reale, fa subito venire alla mente celebri scrittori latinoamericani da tempo affermati sulla scena internazionale. Tuttavia, l'autore non riesce sempre a gestire al meglio il registro grottesco, mentre il racconto diventa a poco a poco claustrofobico, intrappolato nelle menti ossessive dei suoi protagonisti. Eppure, Kempff conosce anche momenti di felice ispirazione che ne fanno una voce originale di un paese, la Bolivia, più conosciuto per le turbolenze politiche che per la sua letteratura.
http://www.lettera22.it:80/showart.php?id=10598&rubrica=16
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Internazionale, 17/23 aprile 2009
Le storie raccontate nel romanzo del
boliviano Manfredo Kempff ruotano intorno a Luciano Salvatierra e
Osvaldo Bazán Moldes, detto El Orejón. Il primo è un uomo pigro e
seduttore, che fa parte della classe dirigente. Il secondo è
bruttissimo, timoroso, calcolatore e fa l’impiegato. Amici
dall’infanzia, restano legati malgrado tutto. L’azione si svolge
all’epoca della guerra tra Bolivia e Paraguay, negli anni trenta,
in un villaggio dove tutti si conoscono, i segreti sono difficili da
custodire, i costumi e i pregiudizi sono così radicati da
confondersi con il paesaggio. La tensione nasce dai contrasti tra
situazioni comiche e tragiche, tra delirio e lucidità, tra razionale
e superstizione. Un conflitto tra desideri contraddittori riassunto
nel soprannome che Luciano dà a se stesso: San Diablo.
Susana Cella
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