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Libri Consigliati |
Senza tacchi a spillo. To fly away

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Gabriele Carchella
Venerdi' 26 Giugno 2009
Un uomo vittima dei suoi vizi e del suo machismo. Una famiglia allargata, in cui la moglie sopporta con pazienza infinita le infedeltà del marito. Luciano Salvatierra è il protagonista di “San Diablo”, terza fatica di Manfredo Kempff, autore boliviano approdato alla scrittura dopo una lunga carriera di diplomatico e giornalista. Pubblicato nel 2000 in Argentina, il romanzo arriva in Italia grazie all'editore Idea. Kempff attinge a piene mani dalla tradizione della letteratura latinoamericana e del realismo magico. Lo sfondo è un piccolo villaggio, Santa Cruz de La Sierra. Un centro ai margini dell’Amazzonia, destinato a diventare la capitale economica del paese e il fulcro del separatismo boliviano. E’ qui che vive la famiglia di Luciano Salvatierra, anti-eroe sempre alla ricerca del piacere e di amori fugaci. La saga familiare dei Salvatierra si snoda in capitoli brevi, che danno ritmo e circolarità al racconto.
Sposato sin da giovane età con Juana, Luciano conduce una vita sregolata. Quando - durante la guerra del Chaco tra Bolivia e Paraguay - cerca di compiere un’impresa memorabile, non riesce neanche a esplodere un colpo. Una pallottola gli trafigge il petto e lo mette subito fuori combattimento. Luciano non potrà raccontare niente di epico una volta a casa. La sua vita continuerà a scorrere come prima, in compagnia di pochi amici. Primo fra tutti Osvaldo Bazan, detto Orejòn per le sue grandi orecchie e la straordinaria bruttezza. Osvaldo è una sorta di alter ego di Luciano. Dalla vita cerca stabilità sentimentale e tenta a tutti i costi di costruirsi una famiglia. Alla fine riesce a sposasi, anche se il figlio che aspetta la moglie non è suo. I due amici sono perseguitati dai fantasmi familiari e personali. Donna Zoraida, mamma di Orejòn, non riesce a separarsi dalle figlie scomparse prematuramente e incontra di frequente una minacciosa Parca con cui lotta strenuamente. Fino alla battaglia finale da cui uscirà senza vita. La convivenza con la madre rischia di mandare a rotoli il matrimonio di Osvaldo e Lucrecia, conquistata dopo molte fatiche e decisi rifiuti. Luciano è invece ossessionato da una figura diabolica, che gli toglie il sonno e lo spingerà a rivolgersi a un gesuita esperto di possessioni maligne. Il diavolo che lo perseguita incarna il senso di colpa che nasce da un’altra ossessione. Quella per le morbide curve della figlioccia Anita, spiata nel segreto di un buio sgabuzzino quando si sveste prima di dormire. “San Diablo” è un romanzo più ambizioso del precedente “Margarita Hesse”, in cui Kempff rifletteva sulle dinamiche del potere. Il tentativo di dipingere una lunga saga familiare, alternando il grottesco e il reale, fa subito venire alla mente celebri scrittori latinoamericani da tempo affermati sulla scena internazionale. Tuttavia, l'autore non riesce sempre a gestire al meglio il registro grottesco, mentre il racconto diventa a poco a poco claustrofobico, intrappolato nelle menti ossessive dei suoi protagonisti. Eppure, Kempff conosce anche momenti di felice ispirazione che ne fanno una voce originale di un paese, la Bolivia, più conosciuto per le turbolenze politiche che per la sua letteratura.
http://www.lettera22.it:80/showart.php?id=10598&rubrica=16
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Internazionale, 17/23 aprile 2009
Le storie raccontate nel romanzo del
boliviano Manfredo Kempff ruotano intorno a Luciano Salvatierra e
Osvaldo Bazán Moldes, detto El Orejón. Il primo è un uomo pigro e
seduttore, che fa parte della classe dirigente. Il secondo è
bruttissimo, timoroso, calcolatore e fa l’impiegato. Amici
dall’infanzia, restano legati malgrado tutto. L’azione si svolge
all’epoca della guerra tra Bolivia e Paraguay, negli anni trenta,
in un villaggio dove tutti si conoscono, i segreti sono difficili da
custodire, i costumi e i pregiudizi sono così radicati da
confondersi con il paesaggio. La tensione nasce dai contrasti tra
situazioni comiche e tragiche, tra delirio e lucidità, tra razionale
e superstizione. Un conflitto tra desideri contraddittori riassunto
nel soprannome che Luciano dà a se stesso: San Diablo.
Susana Cella
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Stefania Nardini, “Margarita Hesse”, ritratto di una
donna e la sua follia, Corriere Nazionale, 14 aprile
2009
"Margarita Hesse" (edizioni Idea), è il secondo romanzo del boliviano Manfredo Kempff Suarez, per la prima volta tradotto in Italia, narra la parabola di Tomas del Riego, politico affermato che scivola nel baratro dell'infamia e della solitudine per colpa di una donna. Margarita è la sua amante, una donna divisa tra l'amore per il suo Tomas e la voglia di potere. La presunta pazzia e le rivelazioni di Margarita portano alla rovina del governo e dei suoi ministri, finchè non diventerà lei protagonista della nuova scena politica.
Una trama coinvolgente, raccontata in uno stile scorrevole e un personaggio memorabile come Margarita Hesse, una donna che, grazie alla sua presunta pazzia, emerge da un ambiente maschilista, conservatore e ipocrita...Margarita Hesse con i suoi particolari risvolti psicologici e politici, ha consacrato le qualità letterarie e creative dell'autore che dopo il grande successo di "Luna de Locos" possiamo conoscere in Italia con questo suo nuovo romanzo.
Stefania Nardini
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A più di tre anni dalla sua pubblicazione in Francia, è stato finalmente tradotto il libro di Yves Michaud. Un breve ma denso saggio sullo stato dell’arte contemporanea e sul processo di estetizzazione dell’esperienza quotidiana che contrassegna il nostro presente...
Viviamo, secondo Yves Michaud, nell’epoca del “trionfo dell’estetica”. Un mondo “straordinariamente bello”, nel quale ogni aspetto della vita quotidiana è esperito, grazie agli sforzi del design, della moda, dell’industria del turismo, secondo i parametri della bellezza, della piacevolezza, del godimento sensibile e del divertimento. Parametri che orientano le nostre scelte, i nostri comportamenti, le nostre ricerche...
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Leggi tutto... [Giulia Matteucci, L'arte allo stato gassoso, "Exibart", 12 novembre 2007]
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Due libri, L’arte allo stato gassoso di Yves Michaud e La fragilità dell’assoluto di Slavoy Zizek, affrontano il problema dello statuto ambiguo dell’arte in era di trionfo dell’estetica. Ma nel frattempo quell’ambiguità è diventata vita quotidiana.
La scena di trasgressione di un performer che infanga di ketchup il santuario della galleria – scrive Yves Michaud nel suo L’arte allo stato gassoso – potrebbe essere il gesto provocatorio di qualunque disturbatore.” Il filosofo dell’arte scrive, presumibilmente, tra il 2002 e il 2003, la data di uscita del suo libro in Francia. Ma non passerà molto tempo perché quell’equivoco implicito nel commercio sempre più stretto tra l’arte e la vita – o tra l’arte e il mondo – si inveri in un gesto più o meno clamoroso...
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Leggi tutto... [Attilio Scarpellini, "Carta etc" n.10., 22 dicembre 2007]
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"Oggi il mondo è straordinariamente bello.Sono belli i prodotti confezionati, i vestiti di marca con i loro loghi stilizzati, i corpi palestrati, ricostruiti e ringiovaniti dalla chirurgia plastica, i visi truccati, le rughe stirate, i piercing e i tatuaggi, l’ambiente naturale protetto, gli interni arredati con le creazioni del design, gli equipaggiamenti militari ispirati al cubo-futurismo, le uniformi dallo stile costruttivista o ninja, le pietanze con decorazioni artistiche, o più semplicemente confezionate nei supermercati con buste colorate, come i lecca-lecca. Persino i cadaveri possono essere belli se accuratamente imballati con fodere di plastica e ben allineati ai piedi delle ambulanze. Se una cosa non è bella, bisogna cercare di renderla tale. La bellezza regna. È diventata un imperativo: o sei bello oppure, almeno, risparmiaci la tua bruttezza."
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Leggi tutto... ["Il giornale dell'arte", n. 273 di febbraio 2008]
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