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San Diablo (edizioni Idea,
288 p.p., euro 8,50) è un libro di confine, quello che separa verismo
da realismo magico. Manfredo Kempff Suarez, tradotto da Antonio
Vigilante, intesse un intreccio a mosaico, un patchwork di situazioni,
personaggi, ricordi, analessi e sottotrame per mettere in scena la sua
terra. Il punto di partenza è Santa Cruz, oggi capitale economica della
Bolivia, ma ai tempi della narrazione - tra gli anni ‘30 e ‘40 -
soltanto un villaggio. Luciano Salvatierra è un perditempo, cinico,
erotomane, rissoso, alcolizzato e inguaribile fedifrago. Un uomo mosso
unicamente dalla passione, che si crogiola nella sua spavalderia e
nelle notti brave di Santa Cruz. Da giovane si arruola, in cerca di
avventura, e parte per la Guerra del Chaco,
si offre immediatamente volontario per guidare un manipolo di uomini in
un’incursione e viene colpito dalle truppe paraguaiane al petto senza
poter sparare nemmeno un colpo. Tornato a casa “da eroe” si invaghisce
per capriccio di Juana, la sua futura moglie, che conquisterà tra
risse, violenze e uccisioni con la famiglia di lei. Ben presto si
stanca e salta da un letto all’altro, di bordello in bordello, di
bettola in bettola, facendo furore tra le signore con il suo carisma e
l’incredibile voce con cui canta fino a strappare le lacrime. In
parallelo assistiamo alla storia di Osvaldo Bazan, il migliore amico di
Luciano, la sua controparte. Timido, dall’aspetto orribile, con le
orecchie enormi e pelose e un cranio afflitto da una tremenda calvizie,
tanto che in giro si dice sia figlio di un vampiro. Osvaldo detto
Orejon, mantiene sempre un profilo basso, evita con tutti i mezzi di
partire per il Chaco, cambia partito politico come cambia papillon e
vive con la vecchia madre, donna Zoraida. Una terribile tragedia si è
abbattuta sulla famiglia Bazan, tutte le sorelle di Osvaldo sono morte
adolescenti in circostanze misteriose. La disperazione porta donna
Zoraida e il marito, che passerà a miglior vita poco dopo, a una scelta
macabra e delirante, mentre Orejon cerca di rifarsi una vita con la
bellissima e sfortunata Lucrecia che lo sposerà controvoglia dopo una
serie di amori falliti e che si innamorerà perdutamente di lui durante
la luna di miele per una caratteristica, che come cantava De André è la
meno apparente, fra tutte le virtù la più indecente.
La vita a Santa Cruz prosegue, ma donna Zoraida e Luciano dovranno fare
i conti con le loro colpe, la prima perderà il senno combattendo con la
Parca, che le fa visita incessantemente fino a portarsela via, il
secondo con il diavolo in persona. Kempff riesce alla perfezione a
intersecare realtà e allegoria restano sempre in bilico tra realtà e
sogno. Se quella di Zoraida e di Luciano siano rispettivamente demenza
senile e delirium tremens o se davvero lottino contro la morte e il
maligno non ha importanza. L’affresco è perfetto e il confine
affascinante. San Diablo è un libro di atmosfera e di personaggi, con
un fascino esotico d’altri tempi, una scrittura serrata, un caldo
erotismo tropicale e una vena ironica. Le edizioni Idea lo avevano già
proposto al pubblico italiano con l’ottimo “Margarita Hesse”,
l’anno scorso, mentre in Sudamerica Kempff pubblica per il colosso
Alfaguara. Un autore da tenere sott’occhio e da posare sullo scaffale
accanto a Marquez, Soriano, Quiroga, Cortazar, Allende e Vargas Llosa.
Panorama.it - Libri - 21.05.09
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